Anna e la magia della vita

Anna e la magia della vita

No, no ci sarà un’anonima “iniziale col punto”, perché il paziente è prima di tutto una persona, con un nome reale e una storia altrettanto vera e speciale da raccontare e, nel migliore dei casi, da condividere.

Questa che segue, è la storia di Anna.

Arriva di buon mattino e si presenta con un sorriso che parla per lei, raccontando di un essere positivo e gioioso. Mi colpisce subito la sua voce: delicata eppure forte, roca ma dolcissima, sempre pacata. Il ritmo cadenzato del suo respiro possiede un che di rilassante. E tutto ciò che Anna avrebbe condiviso di lì a poco, sarebbe stata la conferma dell’unicità che ognuno di noi rappresenta.

Insegnante prima, Shatzuka poi, attrice di teatro oggi. Moglie, madre e nonna felicemente pensionata. I suoi sessantasei anni le tratteggiano piccoli segni attorno agli occhi, che brillano mentre mi parla di una vita piena di vita, una vita ricca di vita, la sua; e, sorprendentemente, quel luccichio non si affievolisce mentre confessa anche di una vita cui non sono stati fatti sconti, nel bene e nel male; un male che ha lasciato altri segni incisi sul corpo, celati dalla maglia leggera che indossa; quel male cui lei ha dato un nome per poterci parlare, ascoltarlo gridare attraverso le pieghe della sua anima, capirlo e trarne, perché no, perfino ausilio.
Anche il male era reale e come tale lei lo aveva accolto. “Era”, sì.
Lui, Ernesto, il suo male, l’aveva presa sotto braccio, l’aveva guidata alla scoperta della sofferenza e della forza. Oggi, tra gli altri, le ha lasciato il ricordo costante delle pillole anticancro da prendere con regolarità. E, con altrettanta puntualità, è giunto l’aggravarsi dell’osteoporosi, inevitabile effetto collaterale.

Anna sorride. E quando parla di Ernesto, sorride ancor più dolcemente, se possibile. Nulla avviene per caso, mai: questo è ciò che pensa e in cui lei crede fermamente.

E ride, arrossendo un poco, quando ammette di aver conosciuto la Dottoressa Arienti per puro sbaglio!
Il 14 Marzo scorso, infatti, credeva erroneamente di partecipare ad un incontro informativo proprio sull’osteoporosi. Ma quando si è seduta nell’Auditorium di Tilane, a Paderno Dugnano, ha scoperto che l’argomento era ben altro: “Un’osteopatia tutta al femminile”.

«Evidentemente l’universo sapeva che presto mi sarebbe tornato il mal di schiena più brutto di sempre e dunque mi ha portata lì quella sera!».

Anna ha problemi alla schiena da trent’anni ormai. Le sue lastre hanno sempre evidenziato la presenza di vertebre malmesse proprio nella zona lombare. E quindi è sempre stata abituata, in un certo qual modo, a procedere per tentativi, ricorrendo a soluzioni che le fornivano del sollievo, ma mai duraturo.

Già un anno fa, il fisiatra le aveva consigliato di affidarsi al trattamento osteopatico e, di fatto, Anna era tornata a stare meglio dopo poche sedute. Sedute durante le quali, si stupiva del fatto che l’osteopata le “lavorasse la pancia” nonostante lei lamentasse dolori lombari. Questo avveniva perché, dopo un’indagine dal punto di vista clinico, l’osteopata di allora aveva rintracciato la causa del disturbo di Anna nelle aderenze formatesi dopo i due parti cesarei sostenuti per mettere al mondo i suoi figli.

Solo ora, vedo affievolirsi un poco il suo sorriso.
«Ultimamente non riuscivo più nemmeno a prendere in braccio la mia nipotina».

Il mal di schiena era tornato. Ma le risorse dell’universo, come lei stessa ammette, sono inesauribili: strane connessioni, alle quali può esser difficile dare un senso. Eppure, quella sera di Marzo, Anna aveva ascoltato, con la sua solita predisposizione all’apertura verso nuove esperienze e aveva trattenuto informazioni importanti.

«Mentre ero sdraiata sul lettino ed è iniziato il trattamento manipolativo osteopatico, la prima cosa che ho pensato è stata quanta forza erculea potesse racchiudersi in uno scricciolino come la Dottoressa Arienti!».

Anna aveva infatti conservato i contatti dell’Istituto Scientifico di Osteopatia e, al ripresentarsi e persistere del dolore alla schiena, aveva preso appuntamento nella sede di Senago.

«A volte, le sue mani mi sfioravano appena, era difficile percepirne i movimenti. Tenevo gli occhi chiusi e restavo in silenzio ad ascoltare il mio respiro, cercando di controllarlo quando invece le manipolazioni diventavano più energiche».

Spesso è anche questione di fiducia, di provare a lasciarsi andare, abbandonandosi senza resistenze a quel che può farci davvero star meglio.
«Di fronte alle pressioni che diventavano più forti, io respiravo ancora più profondamente e, così, mi sembrava che il dolore si sciogliesse. Schiena, cranio, pancia, sterno erano le diverse zone del corpo manipolate in maniera differente. Nei giorni successivi alla prima seduta c’è stato un peggioramento: mi capitava di avere la sensazione che qualcuno mi infilzasse i fianchi con due spilloni, eppure quelle fitte erano un segnale chiaro di risposta al trattamento».

Dopo due sedute Anna ha riacquistato un vigore nuovo che ora è decisa a mantenere.
«Di certo, l’osteopatia lavora su più livelli, diversi ma assolutamente collegati tra loro; così, ho capito che è bene fare un tagliandino regolarmente per mantenere questo mio ritrovato stato di benessere!».

Insomma, decide di essere previdente. Giustamente.

«Non ho più sentito dolore alla schiena. L’osteopatia mi ha fatto questo grande dono che, per me, ha una valenza quasi magica; troppo spesso si perde il senso del magico dimenticando quanto possa essere importante nelle piccole situazioni di tutti i giorni».

E così, poco prima di salutarci, mi stupisce di nuovo, facendomi una confidenza che è come un piccolo quadro disegnato con i colori vibranti delle sue parole…

Anna è una donna fantastica, aperta alle novità, curiosa e interessata alla vita e a tutto ciò che porta con sé, niente escluso e, per questo, Anna non sa ancora cosa vorrà fare da grande!

Ma sa di certo che cosa può fare ora, ora che sta bene, che non soffre più per i dolori alla schiena…
Ora Anna può fare quell’unica cosa a cui teneva tanto e che prima le era preclusa: ammirare con serenità la corsa bellissima della sua nipotina che, a braccia tese, le va in contro e, infine, riuscire a sollevarla in aria in un girotondo che è pura gioia. Perché è proprio in quell’istante fugace, semplice e magico che Anna sente la vita continuare a scorrerle dentro, nonostante tutto.

 

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